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Durante la crisi economica e sociale del Trecento, un’altra fu quella tra Impero e Papato. Dopo la morte di Bonifacio VIII, il re di Francia Filippo IV riuscì a far eleggere papa nel 1305 un suo candidato francese che assunse il nome di Clemente V. Il nuovo pontefice non mise mai piede in Italia e nel 1309 fissò la sua sede ad Avignone, dove sarebbe rimasta fino al 1377. Durante questo periodo, definito “cattività avignonese” si succedettero sette papi, tutti francesi e tutti legati al re di Francia. Affiorarono durante questo periodo delle accuse gravi come la vendita delle cariche e delle indulgenze, ma le entrate di cui potevano disporre ne fecero la quarta potenza finanziaria d’Europa ( dopo Inghilterra, Francia e Regno di Napoli . L’assenza dei papi da Roma aveva determinato in Italia la nascita di Comuni e Signorie, mentre a Roma la nobiltà, non più controllata dalla presenza della curia, inizio dei moti popolari e la città iniziò a decadere. Nel 1343, il popolo trovò il suo capo in Cola di Rienzo che aveva come obiettivo di restaurare a Roma l’antica Repubblica, che avrebbe dovuto riunire tutte le libere città italiane. L’idea, ovviamente, era avversa alla nobiltà romana e al papa e Cola si ritrovò abbandonato da tutti, persino dal popolo che prima l’omaggiava e che poi lo trucido dopo che questi fu costretto ad abbandonare la città. Il compito di ristabilire l’autorità papale fu affidata al cardinale Egidio Albornez, che nel 1357 emanò le cosiddette Costituzioni egidiane, con le quali si regolavano i rapporti di potere tra la Curia e i Comuni e le Signorie. Questo rappresentò un contributo fondamentale alla formazione dello Stato della Chiesa tra il XIV e XV secolo. Nel 1377, travolto dalla Guerra dei cent’anni, il re francese non poteva più esercitare il suo predominio sulla Chiesa e papa Gregorio XI cedette alle numerose richieste di riportare la sede pontificia da Avignone a Roma. La sua morte, però, portò ad una profonda frattura nella cristianità, passata alla storia con il nome di “Grande scisma” o “Scisma d’Occidente”, Furono eletti due papi: l’italiano Urbano V, investito dal conclave e Clemente VII, filofrancese e nominato dai vescovi francesi, che fissò la sua sede ad Avignone e passò alla storia come “l’antipapa”. A seguito di questo scisma, nel 1414 si avviò il Concilio di Costanza e le decisioni più importanti che si raggiunsero furono: l’elezione, per comune assenso, di papa Martino V e il Vaticano come sede unica del pontefice e la condanna alle dottrine di Wycliffe e Huss. Il declino dell’Impero. Alla morte di Federico II di Svevia ( 1250 ) seguì un periodo di interregno ( 1254-1273 ) durante il quale la nobiltà tedesca non riuscì ad accordarsi sulla nomina del successore. L’impero continuava a chiamarsi “sacro” e“romano” ma di fatto solo l’impero della nazione germanica. Quando l’interregno si concluse, ci fu un completo disinteresse verso l’Italia. Fu con Enrico VII di Lussemburgo che venne ripreso il programma di restaurazione imperiale. Egli scese in Italia con il sostegno dei ghibellini ma il potere di cui disponeva era troppo esigue per imporsi. Con il suo successore Ludovico il Bavaro, che si fece incoronare non dal papa ma da un esponente del popolo romano, iniziarono, per l’appunto, le elezioni dell’imperatore da parte dei feudatari laici ed ecclesiastici tedeschi. Carlo IV, quando salì al trono, dovette prendere atto di questa cosa e così nel 1356 promulgò la Bolla D’Oro, che affidava l’elezione imperiale a sette elettori laici ed ecclesiastici; l’impero assunse così un carattere non ereditario, diventando una potenza politico militare tedesca e si distaccò completamente da Roma. Alla morte dell’ultimo esponente di casa di Lussemburgo salì al trono Alberto II d’Asburgo, che riunì l’intero patrimonio di Boemia e Ungheria.