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La fase successiva al barocco venne denominata Rococò. Il termine deriva dalla parola francese rocaille, con cui si indicavano le rocce artificiali, le conchiglie e le pietre scintillanti che decoravano giardini e fontane. Utilizzato inizialmente in modo dispregiativo, nella seconda metà dell’Ottocento il termine Rococò gradualmente fu impiegato, senza più significati negativi, per indicare il gusto del primo Settecento. Questo nuovo stile si diffuse non solo in campo musicale e pittorico, ma persino nell’architettura degli interni e nelle arti applicate (come arazzi, mobili, porcellane e stucchi), destinate a ornare i salotti aristocratici. In un secondo momento però il Rococò si diffuse anche fra gli strati più elevati della borghesia, che iniziò ad apprezzare le forme curve, sinuose e sovrabbondanti tipiche del tardo barocco. Lo stile del Rococò è caratterizzato dalla luce: ampie finestre illuminano gli ambienti interni, mentre grandi specchi moltiplicano i riflessi e lo splendore degli oggetti circostanti. Infine gli arredi, rivestiti di patine d'oro e d'argento, di lacche colorate, di maioliche smaltate e i lampadari in cristallo vengono esaltati da un gioco di immagini leggere e fluttuanti. In questo periodo, considerato tardo barocco, vennero erette magnifiche residenze, non a caso infatti lo spazio privilegiato del Rococò erano le corti dei re, così nacque la moda della reggia, ovvero la residenza del sovrano. Il modello di riferimento indiscusso è la Reggia di Versailles fatta costruire da Luigi XIV, che ben presto diventò il simbolo della ricchezza, del potere assoluto della monarchia francese e un modello per numerosi futuri edifici europei. Anche in Italia infatti si costruiscono splendide residenze aristocratiche immerse nel verde. Uno splendido esempio è la reggia di Caserta progettata dall’architetto Luigi Vanvitelli. La Reggia è costituita da un imponente edificio, quattro cortili e un vasto parco lungo 3 chilometri con giardini, fontane, cascate e sculture. L’edificio dispone di due facciate principali: una rivolta sulla piazza d’Armi e l’altra che si affaccia invece sul parco. Il perno centrale di tutto l’edificio è l’atrio a forma ottagonale dal quale si ramificano i due assi principali: a destra si accede al piano superiore attraverso la scenografica scala di 18 metri di larghezza, caratterizzata da marmi policromi e da due leoni di marmo nei punti di attacco con le successive due rampe parallele. Il tutto è ornato da rilievi, balaustre e da statue realizzate in marmo. Per il Parco, il Vanvitelli, architetto della Reggia, si ispira a quello di Versailles aggiungendo però un viale lungo circa tre chilometri, dove fontane e cascate si alternano creando una profondità prospettica di infinita meraviglia. Il viale termina infine con una grande cascata che alimenta tutte le vasche d’acqua presenti nel parco che assieme ad eleganti gruppi di statue creano una splendida atmosfera teatrale. Invece per quanto riguarda il campo pittorico, la pittura rococò abbandona i temi solenni e il gusto celebrativo del Barocco, prediligendo uno stile più piacevole. I soggetti graziosi ed eleganti, sono destinati a suscitare piacere e divertimento nello spettatore: vengono ritratte scene di vita mondana, giochi e passatempi, corteggiamenti galanti spesso ambientati in esterni campestri. Queste opere esprimono infatti il gusto di una società aristocratica amante del lusso, della bellezza e dell’armonia. Un ottimo esempio della pittura del tardo barocco è indiscussamente l’artista Andrea del Pozzo.