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Andrea Pozzo nacque a Trento nel 1642 e dopo aver studiato nella scuola dei gesuiti della sua città natale, verso il 1664 giunse a Milano, dove divenne membro laico della Compagnia di Gesù. Fu un artista straordinariamente versatile, fu: architetto, decoratore, pittore, teorico dell’arte e maestro dell’illusionismo pittorico barocco. Viaggiò un po’ per tutta Italia ma a Roma, dove era stato invitato dal generale dei Gesuiti, il nostro artista rimase quasi un ventennio, periodo nel quale ebbe modo di approfondire i suoi studi sulla prospettiva e di perfezionare la sua tecnica pittorica, dando vita a veri e propri capolavori. Nella chiesa romana di Sant’Ignazio realizzò infatti la sua più celebre opera “Il trionfo di Sant’Ignazio” , oltre alla stupefacente cupola in finta prospettiva. Entrando nella chiesa barocca di S. Ignazio di Loyola, in Piazza S.Ignazio a Roma, si viene letteralmente travolti dalla magnificenza degli affreschi che la avvolgono completamente: il gesuita sfruttò tutte le sue conoscenze prospettiche realizzando il classico “sfondato-illusionistico barocco”. Gli spazi vengono trasformati in modo che la decorazione pittorica dia l’impressione dell’assenza di qualsiasi struttura architettonica che impedisca il diretto “contatto” tra lo spettatore e il cielo aperto. Lo straordinario ed immenso affresco di Andrea Pozzo, realizzato alla fine del 1600, sembra proprio “sfondare” il soffitto, conferendo allo stesso la sensazione di un’altezza doppia. In questo volta si inquadra un’allegoria della missione della Compagnia, la “Gloria di Sant’Ignazio”, in cui il santo al centro della scena riceve una luce mistica da Dio Padre attraverso il Cristo. Luce, che da Ignazio si irradia su altri santi gesuiti e da questi, verso i quattro continenti allora conosciuti, permettendo a tutti i popoli di liberarsi dal dominio del Maligno e così rivolgersi liberamente a Dio, evidente riferimento all’impegno missionario dell’ordine da lui fondato. I quattro continenti sono rappresentati da figure femminili raffigurate come vincitrici sulle eresie e sul paganesimo: l’Asia come una donna che cavalca un cammello. l’Africa come una donna di colore che regge in mano un corno. l’Europa è raffigurata come una anziana signora (il vecchio continente). l’America come un indigena con in mano una lancia. Andrea Pozzo mostra come gli artisti del Brocco trovino nuove formule espressive, non utilizzando più il principio della mimesis ma bensì creando una nuova visione della realtà capace di superare i limiti geometrici imposti dallo spazio rinascimentale. A tal proposito vengono adottate soluzioni spaziali dal forte impatto scenografico che vogliono coinvolgere l’osservatore e suscitare stupore, meraviglia. A quello razionale e a misura d’uomo del Rinascimento, il Barocco sostituisce un concetto DINAMICO, APERTO in continuo movimento. Per la volta della Chiesa di Sant’Ignazio a Roma Andrea Pozzo sicuramente si ispirò a Michelangelo tuttavia “fece suo” lo stile pittorico, la prospettiva e tutta la composizione. Infatti se dovessimo mettere a confronto la teatrale volta di Pozzo con la Volta della Cappella Sistina di Michelangelo è evidente che quest'ultimo volesse far spiccare concetti come razionalità e misura. Michelangelo dipinse un’imponente struttura architettonica, una griglia architettonica che incornicia perfettamente le scene attraverso precisi calcoli di prospettiva. La composizione barocca invece prevede scene unificate da uno stesso cielo, i personaggi e gli elementi naturali debordano i limiti della cornice confondendo così spazio reale e spazio della finzione pittorica in un unico effetto spettacolare, il cosiddetto illusionismo prospettico.